Gli insegnamenti del Re Leone: tutto coesiste grazie a un equilibrio e siamo tutti connessi nel Cerchio della Vita

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Ieri c’è stata la prima visione al cinema del Re Leone. A Milano, nonostante l’assenteismo che da sempre caratterizza la città ad agosto, eravamo in tanti. Quasi tutti adulti. Sì, perché a noi grandi fa bene ogni tanto risentirci bambini: tornare alla semplicità, ridere, smettere di preoccuparci. In altre parole: HAKUNA MATATA, come direbbero Timon e Pumba.

Vorrei condividere con te quelli che sono per me gli insegnamenti più grandi del film Il Re Leone.

1. Tutto coesiste grazie a un delicato equilibrio

All’inizio del film Mufasa mostra a Simba il suo futuro regno. Ciò che è sotto la luce un giorno apparterrà al nuovo re: valli, acqua, alberi, cibo. Di fronte alla bellezza della natura e alla sua vastità, ne viene ribadita la delicatezza: esiste tutto grazie a un equilibrio. Come nella natura, così nella nostra vita, è possibile mantenere un’armonia bilanciando il tutto senza eccessi.

2. Essere leader significa preoccuparsi di dare più che di prendere

Quando Simba si entusiasma di fronte all’idea che un giorno avrà tutto il regno del padre, Mufasa gli ricorda il suo compito: dovrà preoccuparsi di dare gli altri, perché è questo che fa un buon Re. Se tutti sono affaccendati nel prendere, chi si pone alla guida ha il compito di prodigarsi per il bene comune.

3. Paura e coraggio sono complementari

La paura è un’emozione senza la quale non potremmo definirci coraggiosi. Pensaci un attimo: il coraggio è una qualità che ha chi affronta un pericolo, andando oltre la paura. Altrimenti che coraggio sarebbe? Quando Simba si rivolge a Mufasa e gli dice: “Quanto sei coraggioso papà. I coraggiosi non hanno paura!”, il padre risponde: “Non è vero e a me non piace essere sempre coraggioso. Anche io oggi ho avuto paura. Paura di perderti.”

4. Il senso di colpa de-personalizza

Quando Scar insinua in Simba il senso di colpa per la morte di Mufasa, il piccolo leoncino perde ogni forza ed energia, arrivando a svalutare la sua stessa vita. “Ti abbiamo salvato dagli avvoltoi”, gli dicono Timon e Pumba. “Poco importa”, risponde Simba. Una volta adulto, sarà il ricordo del padre a smuoverlo e farlo tornare alle origini per riscattarsi. Ricordando il padre, Simba ricorda se stesso e la sua vera natura.

5. Quando non se ne può più, si cambia

A un certo punto del film Nala riesce ad allontanarsi dal regno ormai decadente di Scar. “Non resisto più qui. Io vado a cercare aiuto.” E così la leonessa corre da sola verso non si sa cosa per tornare più forte di quando è partita. Ritroverà là fuori Simba che alla fine si deciderà a seguirla e, insieme, salveranno il regno.

6. La rabbia diventa leva quando si trasforma in determinazione

Quando Simba si ripresenta davanti Scar, quest’ultimo per ribloccarlo e indebolirlo lo sfida a raccontare alle leonesse quanto accaduto anni fa nella gola. “Perché non dici chi ha ucciso Mufasa?”. Simba si sente nuovamente colpevole e sta per scivolare nel fuoco, quando Scar gli svela la verità: “Ho ucciso io Mufasa”. A quel punto la rabbia diventa il motore di Simba, che riesce a sconfiggere lo zio malvagio mostrando energia e determinazione.

7. Siamo tutti connessi nel grande Cerchio della Vita

Certo, sarebbe senz’altro più facile pensare i nostri rapporti e la nostra esistenza come una retta: con un inizio e una fine e senza alcun senso. Invece c’è qualcosa di più profondo: siamo in un Cerchio che collega gli uni agli altri. Ciò che facciamo nella nostra vita condiziona, anche se non lo sappiamo, qualcun altro. In questo senso anche chi non c’è più vive ancora in noi. Come Mufasa vive in Simba. Il film si chiude con l’immagine del nuovo cucciolo di Simba e Nala, mostrato alla savana. Una nuova vita entra nel cerchio.

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